giovedì 10 gennaio 2013

L'elettronica conquista le villanelle




In "Il Tesoro di San Gennaro" Vassallo rilegge la tradizione in chiave post-moderna

di Federico Vacalebre

Il primo disco importante napoletano del 2013 è una promessa da tempo attesa, già segnalata come uno degli esperimenti più interessanti di rilettura elettronica della nostra tradizione. Salvio Vassallo, batterista, arrangiatore e produttore ha dovuto fondare una propria etichetta la Rtf (Remembering the future, pensando a Calvino e soprattutto a Berio, a cui ha dedicato un altro interessante progetto sulle "Folk songs" di imminente uscita) per pubblicare "Il tesoro di San Gennaro", insieme titolo dell'album e del progetto-ensamble che coinvolge la bella voce di Valentina Gaudini, moglie di Salvio, e strumentisti come Ernesto Nobili, Enrico Barbaro, Riccardo Veno, Emidio Ausiello...
Il repertorio è quello della più antica melodia partenopea, dal "Canto delle lavandaie del Vomero" (ma ci sono pure le "Lavandaie" della "Gatta Cenerentola") a "Lo Guarracino", già un hit in rete, da "Michelemmà" a " Villanella ch'all'acqua vai". Il suono è quello elettronico della glitch generation, trip folk per anime sensibili, campi sonici che circondano, avvolgono, resettano, danno nuovo significato, a volte stravolgono, altre completano antiche melodie, finora confinate alla riproposizione da puristi pur conoscendo noi in realtà poco e male.
Con devozione ed orgoglio partenopeo che si riflette anche nel riferimento al santo patrono la cui iconografia conquista la grafica del libretto del cd (il disco è disponibile anche in versione liquida) Vassallo ha studiato la "Napoletana" di Murolo per essere "vergine di servil encomio e codardo oltraggio" nei confronti delle riproposizioni post-desimoniane, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare in poi, ed ha lavorato ora puntando alla definizione di "landscapes" ed ambienti liquidi in cui immergere, come "folk songs" postmoderne appunto, i materiali scelti, trattandoli come pagine di elettronica da camera, ora accelerando i ritmi, rendendoli cyberneticamente ossessivi, come amplifica uno dei due brani originali del lavoro, "Incubo napoletano".
"Credo che in tutti noi ci sia il bisogno di andare oltre i propri genitori, senza per questo rinnegarli", spiega Vassallo, "questo disco è il mio modo per lavorare su qualcosa che porto dentro, persino inconsapevolmente. L'elettronica, Berio, il Jazz, il rock, le musiche del mondo, le ho apprese, le ho scelte, le ho studiate, ricercate, praticate, e me le porto dentro a prescindere. Cosa che non vuol dire che le ami di meno, anzi".
Accompagnato dal vivo da un interessante supporto visivo "Il tesoro di San Gennaro" appare come un prezioso processo di rinnovamento, quasi una sorta di "Nccp reloaded" che introduce un prezioso patrimonio sonoro nell'era digitale: intelligente, raffinato, coinvolgente, solo apparentemente freddo e distante, ma in realtà caldo, a tratti bollente. Chi non conosce, invece, le pagine affrontate potrebbe scoprirle finalmente accessibili, per linguaggio, per colori, per groove.
P.S. Caso vuole che "il tesoro di San Gennaro" sia anche il titolo del nuovo disco dei Turchini di Antonio Florio, pagine di Caresana, Fago, Scarlatti, e Veneziani riproposte, e prima ancora riscoperte, con prezioso approccio filologico senza il quale nemmeno le operazioni di rilettura avrebbero senso.



Il Mattino 2 gennaio 2013

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