sabato 26 ottobre 2013

Lo Guarracino


"Lo guarracino che la guardaje de la sardella se n'annuraje.."

Da:

Il Tesoro di San Gennaro

Salvio Vassallo
Valentina Gaudini
Enrico Barbaro
Ernesto Nobili
Riccardo Veno
Francesco Albano


Ascoltalo su Amazon e su Dezeer

mercoledì 10 luglio 2013

Salvio Vassallo & Valentina Gaudini - Michelemma'




Aversa - Un brano tratto dall'album "Il tesoro di San Gennaro" del compositore Salvio Vassallo e interpretato dalla bravissima Valentina Gaudini. L'esibizione risale Giovedi 21 Febbraio2013, durante la presentazione de "Il libro napoletano dei morti" di Francesco Palmieri

Il Tesoro di San Gennaro - Lo Guarracino




La cantante è Valentina Gaudini.
L'arrangiamento di Salvio Vassallo
Hanno partecipato
Ernesto Nobili: electric guitars
Enrico Barbaro: bass
Emidio Ausiello: ocean drum
Franceso Albano: additional programming
Produced by Salvio Vassallo

Il Tesoro di San Gennaro - Lavandaia's Dream




Lavandaia's Dream. La rielaborazione elettronica del sogno della lavandaia de "La Gatta Cenerentola". Tra voci ritmi e ipnotiche suggestioni oniriche.
Valentina Gaudini vocals, Salvio Vassallo drums keys and Programming, Ernesto Nobili guitars, Enrico Barbaro bass, Francesco Albano vocal treatments, Emidio Ausiello ocean drum.

venerdì 25 gennaio 2013

giovedì 10 gennaio 2013

Villanelle elettroniche con il Tesoro di San Gennaro


Una rilettura innovativa per un patrimonio antico e glorioso
di Federico Vacalebre


E' il primo disco newpolitano importante del 2013: la mitra di Faccia Gialla in copertina, "Il tesoro di San Gennaro" come titolo/nome del progetto, frutto della creatività di Salvio Vassallo, batterista, arrangiatore, produttore e ora anche discografico di se stesso con la neonata etichetta Rtf (Remembering the Future). Con lui nel disco ascoltiamo la bella voce di sua moglie Valentina Gaudini e strumentisti come Ernesto Nobili, Enrico Barbaro, Riccardo Veno, Emiddio Ausiello alle prese con la più antica melodia partenopea, dal «Canto delle lavandaie del Vomero» (ma ci sono pure le «Lavandaie» della «Gatta Cenerentola») a «Lo Guarracino», già un hit in rete, da «Michelemmà» a «Villanella ch’all’acqua vai». Il tutto, però, è coniugato in salsa digitale, tra vocoder che ricordano Laurie Anderson, suoni cari alla glitch generation, processioni narcolettiche in stile trip folk per anime sensibili, reggae, chitarre che sembrano arrivare dal Mali, minimalismo alla Steve Reich. Il tutto senza troppe concessioni al dancefloor, ma anche senza nessuna genuflessione ai dogmi puristi partenopei, anzi con coraggio, oltre che con devozione ed orgoglio napoletano che si riflette anche nel riferimento al santo patrono la cui iconografia conquista la grafica del libretto del cd.

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Il Mattino - giovedì 10 gennaio 2013 - 17:05   

Dal Medioevo al Duemila quelle villanelle sono rock




"Il Tesoro di San Gennaro": disco dal passato



LA LEZIONE di De Simone e Murolo incontra la musica elettronica, tappeto sonoro per la musica del futuro. Villanelle del 1200, canzoni del patrimonio tradizionale napoletano e arie dell'opera buffa si vestono di electro-world-rock nelle mani di Salvio Vassallo, musicista e produttore, autore del disco in uscita "Il Tesoro si San Gennaro". Brani storici riletti in chiave elettronica con synth, tastiere, percussioni e chitarre, tra questi: "Lo Guarracino", "Il Canto delle Lavandaie del Vomero", rime di protesta contro la dominazione aragonese, recuperato negli anni Settanta da De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, "Michelemmà", brano del Seicento attribuito a Salvator Rosa che diventa "The Dawn of Michelemmà", e ancora "Villanella Ch'all Acqua Vai" scritta da Giovanni Leonardo di l'Arpa a fine del Cinquecento e "Canzone della Zingara". Cori riverberati, beat incalzanti e atmosfere oniriche alla David Sylvian per "Le Sorbe e le Nespole", brano dall'opera "Lo Cecato Fauzo" del 1719, libretto di Aniello Piscopo, musica di Leonardo Vinci. La voce potente, viscerale, della cantante Valentina Gaudini raccoglie la tradizione vocale delle grandi interpreti della musica napoletana. Con il disco in uscita sui canali digitali da itunes a Amazon, e nei negozi il musicista che ha calcato i palcoscenici internazionali con gli Spaccanapoli - gruppo di musica popolare animato negli anni Novanta da Marcello Colasurdo e prodotto da Peter Gabriel - lancia la sua nuova etichetta "RTF records". "RTF sta per Remembering The Future, titolo di una mia rielaborazione delle Folk Songs di Luciano Berio. Nell'opera originale Berio reinterpretava canti tradizionali provenienti da diverse parti del mondo, io ho rivisitato a mia volta le partiture in chiave electro-ambient-rock. "Un Ricordo al Futuro" è anche il titolo che Berio diede alle sue lezioni americane, estratto da un testo che Italo Calvino aveva scritto per un'opera teatrale dello stesso Berio, che all'epoca insegnava ad Harvard alla cattedra di poetica. Prima di lui c'erano stati Stravinsky, John Cage, Leonard Bernstein e Umberto Eco. Italo calvino invece venne a mancare poco prima dell'inizio dei corsi: considero Calvino e Berio i miei due padri spirituali".
Letteratura, storia, musica e tradizione sono gli ingredienti della ricerca musicale di Salvio Vassallo. Guidato dalla mano invisibile di Roberto De Simone e della sua "Gatta Cenerentola", il compositore tenta di consegnare al pubblico una tradizione musicale lunga quasi un secolo che parla un linguaggio contemporaneo e internazionale. "Mi sono ispirato a De Simone, ma soprattutto all'antologia napoletana di Roberto Murolo, dodici volumi che ascolto da sempre. Murolo è essenziale: voce e chitarra, non scade mai nei toni melò". Due o brani inediti, "Bonanotte" e "Incubo Napoletano", fusione di musica electro-tech e passione vesuviana. Tra i riferimenti attuali ci sono i Radiohead, Bjork e la musica africana. "Il disco nasce per diventare spettacolo teatrale, ci sto già lavorando. E sto già pensando al secondo volume: sarà proprio una ricerca tra sonorità africane e napoletane. Alla fine degli anni Settanta, Pino Daniele si confrontava con i musicisti afroamericani figli del dopoguerra, io sento di dover raccontare la nostra realtà, caratterizzata dalle grandi migrazioni dall'Africa. Gli immigrati non sono solo emergenza, ma sono una grande risorsa e arricchimento culturale per la musica napoletana di domani".
 didascalia

Ilaria Urbani  - La Repubblica 

Il Tesoro di San Gennaro su Amazon

http://www.amazon.it/Il-tesoro-San-Gennaro-Explicit/dp/B00AS69H0K/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1357677513&sr=8-1

L'elettronica conquista le villanelle




In "Il Tesoro di San Gennaro" Vassallo rilegge la tradizione in chiave post-moderna

di Federico Vacalebre

Il primo disco importante napoletano del 2013 è una promessa da tempo attesa, già segnalata come uno degli esperimenti più interessanti di rilettura elettronica della nostra tradizione. Salvio Vassallo, batterista, arrangiatore e produttore ha dovuto fondare una propria etichetta la Rtf (Remembering the future, pensando a Calvino e soprattutto a Berio, a cui ha dedicato un altro interessante progetto sulle "Folk songs" di imminente uscita) per pubblicare "Il tesoro di San Gennaro", insieme titolo dell'album e del progetto-ensamble che coinvolge la bella voce di Valentina Gaudini, moglie di Salvio, e strumentisti come Ernesto Nobili, Enrico Barbaro, Riccardo Veno, Emidio Ausiello...
Il repertorio è quello della più antica melodia partenopea, dal "Canto delle lavandaie del Vomero" (ma ci sono pure le "Lavandaie" della "Gatta Cenerentola") a "Lo Guarracino", già un hit in rete, da "Michelemmà" a " Villanella ch'all'acqua vai". Il suono è quello elettronico della glitch generation, trip folk per anime sensibili, campi sonici che circondano, avvolgono, resettano, danno nuovo significato, a volte stravolgono, altre completano antiche melodie, finora confinate alla riproposizione da puristi pur conoscendo noi in realtà poco e male.
Con devozione ed orgoglio partenopeo che si riflette anche nel riferimento al santo patrono la cui iconografia conquista la grafica del libretto del cd (il disco è disponibile anche in versione liquida) Vassallo ha studiato la "Napoletana" di Murolo per essere "vergine di servil encomio e codardo oltraggio" nei confronti delle riproposizioni post-desimoniane, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare in poi, ed ha lavorato ora puntando alla definizione di "landscapes" ed ambienti liquidi in cui immergere, come "folk songs" postmoderne appunto, i materiali scelti, trattandoli come pagine di elettronica da camera, ora accelerando i ritmi, rendendoli cyberneticamente ossessivi, come amplifica uno dei due brani originali del lavoro, "Incubo napoletano".
"Credo che in tutti noi ci sia il bisogno di andare oltre i propri genitori, senza per questo rinnegarli", spiega Vassallo, "questo disco è il mio modo per lavorare su qualcosa che porto dentro, persino inconsapevolmente. L'elettronica, Berio, il Jazz, il rock, le musiche del mondo, le ho apprese, le ho scelte, le ho studiate, ricercate, praticate, e me le porto dentro a prescindere. Cosa che non vuol dire che le ami di meno, anzi".
Accompagnato dal vivo da un interessante supporto visivo "Il tesoro di San Gennaro" appare come un prezioso processo di rinnovamento, quasi una sorta di "Nccp reloaded" che introduce un prezioso patrimonio sonoro nell'era digitale: intelligente, raffinato, coinvolgente, solo apparentemente freddo e distante, ma in realtà caldo, a tratti bollente. Chi non conosce, invece, le pagine affrontate potrebbe scoprirle finalmente accessibili, per linguaggio, per colori, per groove.
P.S. Caso vuole che "il tesoro di San Gennaro" sia anche il titolo del nuovo disco dei Turchini di Antonio Florio, pagine di Caresana, Fago, Scarlatti, e Veneziani riproposte, e prima ancora riscoperte, con prezioso approccio filologico senza il quale nemmeno le operazioni di rilettura avrebbero senso.



Il Mattino 2 gennaio 2013

Il Tesoro di San Gennaro


https://itunes.apple.com/us/album/il-tesoro-di-san-gennaro/id588366747

Il Tesoro di San Gennaro - Lo Guarracino

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=4X1iaB-2Ksg#!

Il nuovo canto di Napoli



L'antica melodia partenopea riletta in chiave electro ambient, 

rock, psichedelica e minimalista. 

E' il disco Il Tesoro di San Gennaro. 

Parla l'ideatore Salvio Vassallo 

protagonista insieme con Valentina Gaudini e Ernesto Nobili 

di "un'operazione di leggerezza contro le zavorre della napoletanità."


Napoli. E’ luogo di pancia, non di cervello. Lo osservo per vicinanze, storie di contiguità, di cose che nascono sotto ceneri di Vesuvio. Allora aspetto impaziente eruzioni di suoni dalle sue viscere. Proprio nei meandri di quel borbottio di caffettiera che è quel vulcano che protegge la città, c’è un tesoro, piccolo quanto si voglia, ma pur sempre Tesoro e non è un caso che nasca da amore tra voce di donna e sbattere di tamburo di uomo. Si chiama il Tesoro di San Gennaro, ma di protezioni sacrali ha ben poco se non il nome, legato a doppia mandata alla città. Mi sono innamorato di questo disco, perché c’è tutta Napoli dentro. Il mare avvolto dalla baia, le isole di fronte come sirene, le infinite tristezze e frustrazioni nel vederla morire sempre un po’, la felicità di un istante nel vederla rinascere nei sorrisi aperti della gente. E poi il canto, tanto canto, come solo Napoli sa fare, canto di donne affacciate a finestre in quei bassi pieni di umanità in bilico. Questo progetto è il frutto di una deliberata violazione della tradizione napoletana come gesto ultimo d’amore per farla rivivere ancora e ancora. Prendete De Simone che spiega la tamurriata a Thom Yorke dei Radiohead in pizzeria da Michele a Forcella. Al tavolo di fianco Bjork che, mentre mangia una marinara, inizia a canticchiare, lei isolana di Procida, che fa molto Islanda. Questo è quello che ho intravisto in questa storia d’amore tra degli artisti e i fantasmi della loro città. E’ una strana avventura tutta napoletana, ma ambientata in un mondo un po’ strano. La racconta Salvio Vassallo, compositore e ideatore del Tesoro di San Gennaro, incontrato insieme con Valentina Gaudini, voce magica, e Ernesto Nobili, chitarrista.
Come mai avete deciso di fare un lavoro così sperimentale su Napoli?
La musica napoletana è meravigliosa ma spesso caricata da forzature che invece di esaltarne la bellezza la soffocano in un abbraccio forzoso. Io venivo dalla realizzazione di una rielaborazione delle Folk Songs di Luciano Berio in chiave elettronica. Volevo ripartire da lì. Intitolai quel lavoro Remembering The Future, cioè la traduzione in inglese, non proprio letterale, di Un Ricordo al Futuro, frammento di un'opera di Luciano Berio dal titolo Un Re in Ascolto. Mi interessava prendere materiale da un passato più o meno lontano e dargli nuova vita. Il Tesoro di San Gennaro nasce da lì. Cercavo un suono misterioso e allo stesso tempo luminoso. Una sintesi di vari linguaggi che si fondono tra loro. Sonorità electro ambient e glitch, la potenza penetrante del rock, le suggestioni ipnotiche del minimalismo e della psichedelia. Suggestioni contemporanee che abbracciano materiali musicali antichissimi dove le melodie riescono ad uscire spontanee e senza forzature stilistiche.
Cosa c’è di Napoli in questa storia?
La cosa che ho sempre avuto in mente nel pensare e realizzare questo lavoro, è la "leggerezza" di cui Calvino parla nelle sue proposte per il nuovo millennio. Leggerezza e non superficialità. Leggerezza in contrapposizione alla pesantezza che sembra permeare buona parte di quello che riguarda la città di Napoli. Sia nel bene che nel male. Una specie di condanna alla didascalia perenne. Nella meraviglia e nell'orrore. Il paese del Sole e la terribile Gomorra. Negli ultimi anni, il mondo ha assistito incredulo ad una serie di avvenimenti che ci hanno fatto sprofondare in basso fino alle prossimità dell’inferno. Per rialzarsi e riprendersi dallo stordimento, bisogna assolutamente lasciarsi alle spalle le zavorre più ingombranti e pesanti della nostra napoletanità, sociali e, soprattutto, culturali. Bisogna alleggerirsi, e parecchio.
Mi parli delle canzoni che avete scelto?
Ci sono voluti due anni per finire questo progetto. Avevo più di settanta pezzi selezionati all'inizio, una trentina realizzati come prima stesura e alla fine solo nove. Tra questi nove alcuni hanno anche sei o sette versioni diversissime, tutto per arrivare a quella leggerezza di cui sentivo l'esigenza. Le Lavandaie del Vomero del 1200 in cui un canto d'amore diviene canto di protesta contro la dominazione aragonese, dove il fazzoletto (moccatora) assume il significato di pezzo di terra. The Dawn of Michelemmà, un testo che probabilmente parla della nascita dell'isola d'Ischia passando attraverso i secoli con riferimenti all'invasione dei Turchi e quindi al 1400. Le Sorbe e Le Nespole, di fine '600 dove si dice che una giovane donna è come un frutto acerbo e solo il tempo o il denaro possono farla aprire...come non vederne un parallelo con i nostri giorni dove "giovani vergini si offrono al drago..." ? Lo Guarracino, della fine del 700 la cui battaglia finale che vede combattere tutti i pesci del mediterraneo pare essere metafora dei moti rivoluzionari del 1799. La Canzone della Zingara, sempre dalla Gatta Cenerentola, dove tra numerosi rimandi c'è la Piedigrotta, festa pagana dove venivano praticati rituali orgiastici.
Quale reazione dai musicisti più anziani?
Una cosa stravagante riguarda Antonio Sinagra. Antonio, o anche il Maestro Sinagra, è un musicista napoletano straordinario. Ha fatto cose importantissime a Napoli, e tra l'altro è stato braccio destro di De Simone nella Gatta Cenerentola. La cosa che mi ha lasciato di sasso è stata quando, ascoltando Le Lavandaie del Vomero, pezzo lento e suggestivo, mi ha detto : "Molto bello, mi ricorda una ballata dei Metallica…non so se la conosci…". Ed effettivamente aveva ragione! Il pezzo si chiama Nothing Else Matter, ed ha un riff di chitarra acustica che ricorda il pezzo in questione. Poi c'è Corrado Taglialatela, fonico eccellente che mi ha curato il mastering. Lui, cinquantenne, Napoli se la sente scorrere nelle vene. Una mattina, dopo il mastering, mi chiama dalla macchina in lacrime farfugliando che questo disco era troppo bello, e che ascoltandolo in macchina si era commosso a tal punto che aveva pianto e riso. “Questo lavoro”, mi disse, “è anche mio. Io ci sto dentro!”. Sono cose molto emozionanti... quando senti di aver toccato delle corde senti una strana sensazione.

"LEFT" n°14 del 6 aprile 2012 -Arte Cultura- Donpasta
 

Cantanapoli, la svolta elettronica con Il Tesoro di San Gennaro



Salvio Vassallo rilegge in chiave digitale "La Gatta Cenerentola" e le villanelle

E poi dicono che in giro non c'e' nuova musica. Che la scena napoletana non partorisce nulla di nuovo, Che non c'e' piu' la ricerca di una volta.
Mai sentito parlare de Il Tesoro di San Gennaro? Mai entrati in rete nei giorni scorsi per scoprire su siti "napoleoni", su Facebook, su Soundcloud (http://soundcloud.com/vassalvio/tracks) la più' interessante ed elettronica chiave di rilettura del pianeta canoro napoletano dagli anni Settanta ad oggi?
Ricordate quando Alan Sorrenti prese "Dicintencello vuje" e la condusse per mano e per voce nei tortuosi quanto creativi meandri della controcultura rock degli anni Settanta? Salvio Vassallo riparte da li', arruola l'ugola verace ma capace anche di procedere per sottrazioni di Valentina Gaudini e digitalizza cantaNapoli. Nel senso letterale; stende tappeti elettronici ai piedi di "Michelemma'" e "Lo guarracino", immergendoli in un Mediterraneo di suoni contemporanei.
I panorami sonici delineati sono pura elettro, sia quando inseguono l'eufonia del canto libero e la contestualizzazione "ambient", che quando scatenano il ritmo da drum'n'bass in "Lavandaia's dream", pura trance che aggiorna con il massimo rispetto, anzi devozione, "La Gatta Cenerentola", a cui attingono anche per la "Canzone della zingara".
-Electro world rock-, autodefinisce il suo lavoro Vassallo, classe '75, che sceglie di lavorare sui materiali più' antichi a sua disposizione, quelli alla base dell'intera storia della melodia partenopea. Dal primissimo "Canto delle Lavandaie del Vomero" a "So'le sorbe le nespole amare" e "Villanella ch'all'acqua vai", senza esitare nel comporre pagine nuove intorno a spunti di un passato che non passera' mai finche' chi vive nel presente che di esso e' figlio sa trasformarlo così' in futuro.
Il Tesoro di San Gennaro diventa così' il sangue melismatico capace di sciogliersi in nuovo magma sonoro, in un canto insieme tradizionale e modernissimo. C'e' nell'aria qualcosa di nuovo, anzi di antico: con Vassallo (tastiere, computer, programmazione, batteria) e la Gaudini, applausi per gli altri musicisti coinvolti nel progetto, dal chitarrista Ernesto Nobili al bassista Enrico Barbaro. Campioni, glitch music, chitarre rock, suoni iterati fino allo sfinimento, retaggi dell'ondata analogica, strumenti acustici e persino silenzi sono tra gli ingredienti di un lavoro elettronico capace di inseguire la poesia come l'impazzimento digitale, di essere balsamo ed ecologia sonora ma anche colonna sonora del suk in cui viviamo ogni giorno ("Incubo napoletano").

"Il Mattino" del lunedì' 27 febbraio 2012- NapoliSpettacoli- Federico Vacalebre.

Il Tesoro di San Gennaro




salvio vassallo, Naples, Italy

Valentina Gaudini: vocals
Salvio Vassallo: keyboards, soundscapes, programming, drums
Ernesto Nobili: electric guitars
Enrico Barbaro: bass
Emidio Ausiello: ocean drum
Franceso Albano: additional programming

Produced by Salvio Vassallo



Il Tesoro di San Gennaro - Salvio Vassallo


Il Tesoro di San Gennaro

Salvio Vassallo 

Naples, Italy



Valentina Gaudini: vocals
Salvio Vassallo: keyboards, soundscapes, programming, drums
Ernesto Nobili: electric guitars
Enrico Barbaro: bass
Emidio Ausiello: ocean drum
Franceso Albano: additional programming
Produced by Salvio Vassallo

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Deezer



Foto di Giovanni de Angelis